Francy world
*mE*
Mi chiamo Francesca,vivo in emilia romagna e ho aperto un blog per scrivere un diario che tutti potranno leggere,ma senza mai sapere la mia identità. Vivo per le mie amiche.Avete presente la frequente somanda che si fa in tv,"Metti in ordine amore,successo e amicizia.",?Ovvio che tutti mettono prima successo.Però vedo che molta gente vive senza stare in tv-.- Io prima di tutto metterei amicizia.Non metterei mai amore perchè,quando il fidanzato ti "molla",solo le amiche sono con te a consolarti,a dirti che quel ragazzo non era degno di te,e che ci sono loro a volerti bene...bhè,è proprio vero.*VariOuS*
Libriadesivi
qui metti gli adesivi..o quello che ti pare XDfriends
*PeOple go..*
*DaYs*
*Tagghina*
credits
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08:46
giovedì, 22 marzo 2007Ragazzi/e il blog si sposta!
Ora è su www.francylovva.splinder.com
Venitemi a trovare mi raccomando*.*PS:ora non sono più princessSad,ma Mikaru,e anche per questo ho cambiato blog xD
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.PrincessSad.
19:07
domenica, 18 febbraio 2007Sono cresciuta in una famiglia come tante altre…
Venuta al mondo 22 anni fa, seconda figlia di un matrimonio finito prima di iniziare… Educata con ferrea disciplina, il valore “princeps” che mi è stato passato è quello del DOVERE. Sin da piccolissima mi è stato insegnato a lavorare sempre e comunque, sodo, incessantemente, a sfruttare ogni risorsa ed ogni energia per produrre, per essere sempre “la migliore”, la “numero uno”, “la prima della classe”… Coerentemente a quest’insegnamento, a 5 anni sono andata in prima elementare... E l’ingresso a scuola ha sancito, senza che nessuno se ne accorgesse, il mio ingresso nel tunnel dei disordini alimentari.
Scuola è sempre stato sinonimo di “sfida”, di impegno ferreo, superamento dei propri limiti, della sopportazione, e del senso di colpa per ogni traguardo non raggiunto. Iniziato il cammino scolastico, è finito per me il tempo dei giochi, delle vacanze, della TV, dei cartoni animati…
Per il mio 5 compleanno, nessuna bambola, nessun giocattolo… I miei primi libri… 3 libri interattivi con le fiabe, da riassumere per iscritto con le scadenze fissate… Fin da 5 anni mi sono state imposte delle date entro cui consegnare i compiti, da brava, diligente, ineccepibile bambina modello… La scuola, i compiti extra assegnati da mio padre persino in estate… In pochi anni tutto questo è divenuto il mio calvario. Calvario che si è dipanato attraverso gli anni delle liti familiari, attraverso lo spettro della separazione dei miei, giunta finalmente come una liberazione appena due anni fa, dopo 18 anni di sofferenza.
Ancora bambina il mio rapporto con mia madre subì una paralizzante inversione di ruolo, e senza aver il tempo di pensarci, mi trovai catapultata nel ruolo di mamma di mia madre.
Mamma di una mamma che la notte veniva a rifugiarsi a piangere tra le mie braccia; mamma che di lì a poco iniziò ad imbottirsi di farmaci, senza nessun controllo medico, senza alcun criterio di dosaggi… Quando mio padre scoprì mia madre svuotare il contenuto di una intero flacone di Lexotan in due dita d’acqua, ero presente anch’io. Lei continuava a ripetere meccanicamente quel gesto, agitando il flacone per far scendere le gocce più velocemente, senza contarle, spersonalizzata, in lacrime. Lui le si avventò contro, le strappò tutto dalle mani, lanciandolo per terra. Poi si voltò verso di me, e mi consegnò “ufficialmente” il compito di gestire quei farmaci. Non ci pensò su due volte : io ero grande abbastanza da capire quando era veramente indispensabile lasciarle prendere quelle gocce, e quando invece potevo “sfidare” il suo bisogno di calmanti. Peccato avessi appena 12 anni ! Da quel momento il mio rapporto con mia madre divenne ambiguo, conflittuale, a tratti fatto d’amore, a tratti d’ostilità. Io non ero più la figlia, né la mamma : ero l’aguzzino che decideva del suo benessere.
Il naso fuori di casa.
A 14 anni la mia prima storia d’amore… Ero una bambina. La bambina in me urlava perché qualcuno le lasciasse lo spazio di vivere, ingenuamente, come una bambina, malgrado a quella bambina fosse stato insegnato da molti anni ormai ad essere adulta, forte, matura, basata…
La bambina si dimenava, eppure a 14 anni trovò al suo fianco un ragazzo molto più grande, immerso ormai nella vita adulta. E la bambina vestita da adulta, si tuffò ciecamente dentro l’ennesimo mondo adulto, lasciandosi alle spalle la vita da teen ager, i coetanei, i cartoni animati, la dorata ingenuità che ancora a quell’età ci si può concedere. Una storia d’amore durata per tutta la mia adolescenza, sino ai 18 anni. Dibattendomi tra la mia voglia di essere bambina, ed il bisogno di essere grande per non deludere tutti quelli che da me si aspettavano la forza di un’adulta.
Strano controsenso; eppure forse da quella storia, da quel ragazzo 5 anni più grande di me, non cercavo altro che il contenimento e la protezione per poter vivere la mia età. Impossibile.
Così a metà della storia, compresi di essere ad un bivio : 16 anni , non più piccola abbastanza da tornare sui miei passi, non ancora grande abbastanza per affrontarmi da sola.
Strada senza uscita. Vicolo cieco.
Nulla era sotto il mio controllo, malgrado il mio bisogno di essere autonoma, e al tempo stesso protetta alle spalle da una persona forte, grande, adulta, che mi accompagnasse sul mio sentiero, incoraggiandomi a scoprire chi fossi veramente. Incoraggiandomi a far vivere la bambina soffocata e vestita da adulta sin dall’infanzia. Cercavo me stessa, e trovavo solo l’ombra un po’ goffa di una bambina che ha indosso le scarpe con i tacchi della mamma e continua ad inciampare di qui e di lì…
Cercando, cercando….
Cercavo me stessa attraverso i miei coetanei, cercavo me stessa attraverso le persone che amavo, attraverso la guida delle persone più forti a cui chiedevo protezione, e che a loro volta invece continuavano ad aspettarsi da me un comportamento adulto e ormai consolidato.
A 16 anni ho iniziato a controllare la sola cosa che fosse rimasta tra le mie mani : il cibo.
A 16 anni ho iniziato con i digiuni.
All’inizio è iniziata semplicemente come una breve dieta dimagrante… Alta 1,58 pesavo 55 kg, e mi sembravano davvero troppi. All’inizio volevo solo (almeno ufficialmente) mandar giù 3-4 kg…
Ma portavo dentro la precisa volontà di esercitare un controllo su qualcosa, di tornare bambina, di diventare trasparente, sparire dalla vista di chi continuava ad impormi di essere forte e matura.
Volevo essere sempre più impalpabile, trasparente fino a non farmi trovare più.
E cercando, cercando… Ho iniziato a mangiare sempre meno, a sfidare la bilancia, il peso che diminuiva, il corpo che si indeboliva, i collassi che iniziavano a susseguirsi sempre più rapidamente e frequentemente, gli abiti che mi stavano sempre più grandi, il polso su cui l’orologio stava sempre più largo… Tutto quanto… Tutto divenne una sfida, un duello serrato tra me e l’alimentazione. Pasti consumati sempre più lentamente, pacchetti di crackers sminuzzati in briciole tanto piccole che si irritavano i polpastrelli, consumati in tempi record come 2 ore ! 2 ore per un pacchetto di crackers…. Pensa a quanto durasse un intero pranzo…
Così, presto iniziai ad isolarmi, a fingere malesseri per non sedermi a tavola e saltare i pasti, a nascondere pezzi interi del pranzo per gettarli via al momento opportuno… E quando ero costretta a mangiare, stavo male, mi sentivo in colpa per non aver mantenuto fede a quel patto silente fatto con la mia bilancia… Ancora una volta in colpa per non essere stata all’altezza degli standard che stavolta mi ero imposta da sola. Ma come vedi, alla base c’era sempre un senso di colpa, di inadeguatezza, di debolezza. “Risolsi” la questione iniziando a compensare quando per qualche ragione ero costretta a mangiare. Compensavo vomitando, o con digiuni spropositatamente prolungati in seguito per “recuperare” la mangiata del pranzo “incriminato”.
In sei mesi il mio peso scese drasticamente a 44 kg, poi a 42, infine a 40. Insieme alla perdita di peso, ebbe inizio il declino del mio organismo, perdevo i capelli, svenivo sempre più spesso, le mestruazioni divennero irregolari. Sentivo che qualcosa non andava bene, e ne ero inspiegabilmente soddisfatta. Non volevo star bene, volevo andar via pezzo per pezzo, volevo vedere il mio corpo sparire lentamente ma progressivamente, incessantemente. Volevo assolutamente andar via con il mio peso, selvaggiamente accanita nel mio proposito, assalita dal senso di colpa tutte le volte che mangiavo qualcosa, assalita dal senso di colpa tutte le volte che incontravo lo sguardo preoccupato di mio padre, che iniziava a rendersi conto di quello che mi accadeva. Ed ogni senso di colpa che sbocciava in me, era un digiuno in più.
Il terrore.
Lentamente iniziò anche il terrore. Il terrore per lo specchio, che mi rimandava un’immagine sempre più deforme ed insoddisfacente. Immagine deforme per l’eccessiva magrezza forse… O semplicemente perché distorta dai miei occhi.
Divenne in breve terrificante star davanti allo specchio anche solo per truccarsi. Il primo giorno di terrore, lo ricordo come se fosse oggi… Provavo degli abiti, davanti lo specchio… Ebbi come la sensazione di vedere delle parti del mio corpo allargarsi e poi restringersi… Avveniva a vista d’occhio, le cosce mi sembravano dilatate e il busto ristretto.. I mutamenti erano dinamici, li vedevo avvenire sul mio corpo e non riuscivo ad intervenire per bloccare quel processo terrificante.
Mi convinsi ancor di più di dover dimagrire ulteriormente. La cosa si ripeteva sempre più spesso. Sentivo gli occhi degli altri perennemente rivolti verso di me, perennemente fissi su quelli che a me sembravano degli insormontabili difetti fisici, e avevo come la sensazione che anche loro provassero il mio stesso ribrezzo verso il mio corpo.
Lo specchio divenne il mio nemico, la fonte di tremende angosce, di ore di terrore…
Finchè decisi di non guardarmici mai più dentro, di non truccarmi, non pettinarmi, vestirmi senza guardare, trascurarmi per essere più invisibile che potessi… Il viso sempre nascosto dai capelli e dagli occhiali scuri anche d’inverno… Abiti sempre più ampi, dei veri e propri “sacchi” con cui cercavo di camuffare quel corpo diabolico che cambiava a vista d’occhio. Solo in seguito scoprii che quello che avevo vissuto, quel terrore, quell’allucinazione angosciante, aveva uin nome specifico… Solo molto più tardi scoprii che era stata una DISMORFOFOBIA.
E nel frattempo la scuola iniziò a subire i primi colpi… La mia concentrazione era sempre minore, il rendimento calava a vista d’occhio. Terzo Liceo Scientifico. L’anno più complicato dell’intero quinquennio. L’anno del passaggio dai quadrimestri ai trimestri, della riforma scolastica in cui nessuno sapeva bene come muoversi per star dietro ai tempi più “serrati” dei trimestri… E l’ex “prima della classe” portò il primo 5 in pagella …. TRAGEDIA FAMILIARE !
Da quel giorno segregata in casa, divieto di ricevere telefonate, divieto di uscire persino al sabato sera… tessera di abbonamento al Teatro strappata in 16 pezzi che ancora oggi conservo… Perché DOVEVO recuperare i miei standard, i miei livelli di sempre. Da quel momento, fino alla fine dell’anno, non rimase altro che lo studio e i libri…. Per un 5 in una pagella con la media del 7,5 !!!
Mi gettai a capofitto nello studio, forse più per lenire i miei sensi di colpa, che per recuperare quello che avevo perduto…
Trovai inoltre la scusa per saltare altri pasti, per gettare nel cestino le merende che ogni tanto mi portava mia madre, ed attribuire il dimagrimento allo stress…
Estate di quell’anno.. Promossa a giugno con la media dell’8…E con quel 5 trasformato in 7…
Estate di quell’anno… Non so perché, ingrassai di diversi chili… Alla fine dell’estate ero vicina ai 50 kg… E mi sentivo maledettamente in colpa…
Inizio del 4 anno di Liceo.. Ripresa della mia ferrea dieta, dell’autodisciplina alimentare, delle restrizioni e delle saltuarie vomitate quando la situazione lo imponeva… Stavolta il dimagrimento fu persino più rapido e dannoso.
Di nuovo 42 kg nel giro di 3 mesi… Iniziarono i collassi.. Quelli seri, preoccupanti, pericolosi.. I collassi in autobus, a scuola, per strada.
Un pomeriggio mio padre entrò in camera mia sbattendo la porta ed urlandomi in faccia “Adesso basta, non ce la faccio più a vederti così ! Ma dove vuoi arrivare ?”
La terapia e i SENSI DI COLPA.
Meno di una settimana da quel lungo pomeriggio a parlare con mio padre, tra lacrime e singhiozzi…e ci ritrovammo tutti catapultati da una psicologa. Famiglia rimessa in discussione, ruoli stravolti, abitudini cancellate… Si, la terapia sistemico relazionale ha del geniale secondo me… Ma non per la famiglia….
Per noi ha significato covare sensi di colpa, colpevolizzazioni e rancori sopiti… Ho fatto quell’anno di terapia portandomi sempre dietro il peso che tutto quello stravolgimento fosse dipeso da me. Iniziai a desiderare di riguadagnare peso in fretta per porre fine a quello strazio settimanale il prima possibile. Iniziai a seguire la mia prima “dieta ingrassante”, e a guadagnare peso rapidamente. Iniziai a singhiozzare al mattino sulla bilancia, accanto a mio padre… Era lui a pesarmi, ogni mattina.. E quando dopo appena 4 giorni mi trovai 2 kg in più, scoppiai a piangere, dilaniata dal senso di colpa.
Senso di colpa per la tristezza che provavo dentro per essere ingrassata.
Dovevo ingrassare ma non volevo… Dovevo volerlo, ma mi rifiutavo di volerlo. Non riuscivo a gioire come mio padre per il mio peso che risaliva, e mi sentivo un’ingrata… Mi ripetevo che infondo ingrassare significava porre fine alla terapia, liberare la mia famiglia da quello strazio, che DOVEVO farlo per loro. Avrei anche voluto esserne contenta, infondo lo meritavano. Ma non ci riuscivo, e mi sentivo in colpa per tutto quell’egoismo che ancora avevo dentro malgrado i loro sacrifici. Alla fine iniziammo a disertare la terapia… che ridusse ad una sterile ed inconcludente terapia di coppia per i miei genitori, che alla fine… si separarono !
Paura di guarire
Continuai per dei mesi, per due lunghi anni a fare l’altalena … A mantenermi su un filo d’equilibrio che non fosse troppo “in su” né troppo “in giù”… Desiderando di guarire e tornare a vivere spensieratamente, e terrorizzata al tempo stesso dall’idea di abbandonare la “coperta calda” dell’anoressia, che in un certo senso mi difendeva.
Mi difendeva dai sensi di colpa, dal bisogno di DOVERE. Essere anoressica infondo significava dimostrare a tutti che io non mi davo tregua, impedir loro di rimproverarmi un eccesso di indulgenza, bloccare sul nascere ogni tipo di rimprovero o di pretesa. Significava dare a me stessa la prova concreta della mia ineccepibilità. Significava essere ferrea, impeccabile, assolutamente immune da qualsiasi senso di colpa… L’idea di venirne fuori mi terrorizzava. Venir fuori dall’anoressia, smettere di stare male, era come confessare che mi stavo dando una tregua, ammettere la mia fragilità, concedermi una piccola pausa, un’indulgenza; significava in altre parole volermi bene.
Ero rinchiusa dentro la torre dell’anoressia, e da lì mi proteggevo dalla mia stessa ferrea autodisciplina.
Compiacevo tutti : studiavo con ottimi risultati, continuavo a stare con lo stesso ragazzo da 4 anni, senza mai un incidente di percorso, ero una figlia modello, una fidanzata perfetta, persino una impeccabile “nuora”… E avevo appena 18 anni… Ed una bambina in corpo che ancora implorava di vivere, e che io continuavo a soffocare, per rispondere alle aspettative di chi si aspettava da me il massimo.
Sono rimasta chiusa nella mia torre per tantissimo tempo, proteggendomi attraverso il digiuno e la debolezza fisica.
Volevo infondo essere solamente amata per quella che ero : per quella bambina che viveva ancora dentro di me, ma che nessuno aveva voluto mai ascoltare.
Poi un giorno…
Non so come, non so perché.. Non so cosa mi sia scattato dentro… Un giorno ho conosciuto un ragazzo.
E il mio cuore è impazzito.
Era troppo forte dentro di me, allora, per potervi resistere. Non sono riuscita ad oppormi. Ho sentito il richiamo della vita che mi invitava a scendere dalla torre, ad affrontare di petto la situazione, scappare da tutto quello che mi incatenava e lanciarmi in volo attraverso la vita, spontaneamente, con immediatezza…
Tutto l’opposto del “bravo ragazzo”… Mio coetaneo, scapestrato, capelli lunghi, barba, chitarrista in un gruppo rock…
Uno di quelli che ad un padre vengono i capelli bianchi a vederlo vicino la propria figlia.
Non so perché.. Mi chiedo ancora il perché… Ma mio padre lo accettò.
Mi incoraggiò a scendere dalla torre.
Scendevo un gradino e ne risalivo tre… Non potevo, ma volevo. E alla fine, in quel momento, ho sentito che c’era qualcosa per cui valesse veramente la pena rischiare, avventurarmi nell’ignoto, con tutto il corpo e tutta l’anima..
Ci ho messo un po’ a capirlo.
Ma M. mi è rimasto vicino. Ed oggi è ancora il mio ragazzo.
Oggi
Oggi M. è un “bravo ragazzo”… Ha tagliato i capelli, ha messo via la scorza del duro, con cui mi ha protetta mentre timidamente scendevo dalla torre.
Oggi purtroppo M. vive lontano da me, ma è sempre con me. Oggi la mia vita procede in solitudine, ma con la certezza che, chi mi ha tirata fuori dalla torre, non ha smesso di essermi vicino, malgrado l’indulgenza che sto lentamente imparando a concedere a me stessa. Che chi ha mi rimesso la vita tra le mani, non è scappato.
Oggi.. procedo… Zoppico, mi rialzo, torno a camminare, poi magari t’inciampo ancora una volta… Rimango seduta per terra a piangere, ma poi alla fine mi rialzo sempre… Perché non serve fermarsi. Non ha senso non prendere la mano che ti sta tendendo qualcuno per tirarti fuori dal pantano.
Domani…
Domani… Non so nulla del mio domani, ma ho tanti desideri e tanti progetti per il mio domani.
Vorrei col tempo di imparare a non sentire la mia vita come un “debito” verso M. : ancora oggi mi crea un certo disagio pensare di smettere di considerarmi in debito con lui.
Domani vorrei alzarmi e scoprire di non sentire più tutto questo come un debito, bensì come una conquista di entrambi, una mia conquista, un mio risultato, la mia vita e null’altro che quello. Domani vorrei essere io la conquista del mio cammino, libera dal senso del dovere verso qualcuno, libera di vivere il mio amore incondizionatamente, senza prezzi di ricambio…
Domani vorrei che tutte le persone come me, come te, come chiunque abbia sofferto o soffra di Anoressia Nervosa, potessero imparare ad affrontare la vita sfidandola, con coraggio, con semplicità. Concedendosi di essere se stessi, con le debolezze, con gli errori, gli incidenti… Che imparassimo a fermarci un attimo, un giorno, e dire a noi stessi “Questo è mio, e me lo prendo, tutto per me, senza sensi di colpa”… Come se fosse un cono gelato da gustare, pensando “Chi se ne frega se è il terzo di oggi ? “…
Domani, quando lo specchio ti darà l’ennesimo dolore, strizzagli l’occhio, puniscilo così, dimostragli che la vita può essere più forte di tutti i sensi di colpa del mondo.
Sii forte e caparbia, insisti perché la tua vita possa battere dentro il tuo petto, ripeti a te stessa che sei una bella persona, che sei persino migliore di quanto gli altri non si aspettassero da te. Ripeti a te stessa un piccolo mantra, un ritornello tutto tuo, che serva solo a ricordarti che esiste nella vita l’Amore, anche e soprattutto verso se stessi.
Che Amare te stessa è il primo dei doveri che hai, il primo dei diritti, che nessuno potrà mai strapparti, e che tu stessa devi lottare per concedertelo. Anche se fa male, anche se sembra impossibile, anche se non credi che potrai mai riuscirci… E se non riesci da sola, allora chiedi aiuto ! Ma non aspettare che arrivi dal cielo qualcuno a tirarti fuori dalla torre.
Io ho avuto fortuna.
Ma oggi ne porto dietro il segno del debito.
Non fermarti mai, chiedi aiuto, regalati un sorriso, ammetti a te stessa la tua umanità, senza sensi di colpa…
“SENZA SENSI DI COLPA”
E’ questo il messaggio che vorrei far passare a chi, come te, sta leggendo la mia storia.
A volte non ci rendiamo nemmeno conto di quanto forti siano, di come siano loro a scandire le tappe, a segnare i nostri stati d’animo, a condizionare il benessere con pensieri ed azioni.
A volte è persino più difficile andare a scovare la loro origine. Capire chi ti abbia insegnato la dinamica della colpa, perché, attraverso quali sistemi..
Quasi sempre, è nell’educazione ricevuta che bisogna andare a cercare.
Ma ciò che conta, è imparare a darsi tregua…
Senza per questo sentirsi colpevoli.
Questa è la storia di una ragazza anoressica.BASTA ALLE MODELLE TAGLIA 38.
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.PrincessSad.
19:54
martedì, 13 febbraio 2007
San Valentino...DA SOLAAAAAAAAA!
Non ho nessuno...bhè,qualcuno ho,ma la persona con cui vorrei passare S.Valentino non mi ricambia.O forse si,ma non me ne accorgo.Ah,l'amore!
A volte sono contenta di essere innamorata.Sono felice,allegra,faccio dei sorrisono grandi cooooooooooooooooooooooosì e ho pure voglia di andare a scuola...eh ehe^^Altri momenti invece li passo a deprimermi e (raramente) a piangere.Piangere perchè il mio "amore" non è ricambiato,perchè ho litigato con lui,perchè,perchè....E ora,una canzone che adoro.
Ricorderò e comunque anche se non vorrai
Ti sposerò perché non te l' ho detto mai
Come fa male cercare , trovarti poco dopo
E nell' ansia che ti perdo ti scatterò una foto…
Ti scatterò una foto…
Ricorderò e comunque e so che non vorrai
Ti chiamerò perché tanto non risponderai
Come fa ridere adesso pensarti come a un gioco
E capendo che ti ho perso
Ti scatto un' altra foto
Perché piccola potresti andartene dalle mie mani
Ed i giorni da prima lontani saranno anni
E ti scorderai di me
Quando piove i profili e le case ricordano te
E sarà bellissimo
Perché gioia e dolore han lo stesso sapore con te
Vorrei soltanto che la notte ora velocemente andasse
E tutto ciò che hai di me di colpo non tornasse
E voglio amore e tutte le attenzioni che sai dare
E voglio indifferenza semmai mi vorrai ferire
E riconobbi il tuo sguardo in quello di un passante
Ma pure avendoti qui ti sentirei distante
Cosa può significare sentirsi piccolo
Quando sei il più grande sogno il più grande incubo
Siamo figli di mondi diversi una sola memoria
Che cancella e disegna distratta la stessa storia
E ti scorderai di me
Quando piove i profili e le case ricordano te
E sarà bellissimo
Perché gioia e dolore han lo stesso sapore con te
Vorrei soltanto che la notte ora velocemente andasse
E tutto ciò che hai di me di colpo non tornasse
E voglio amore e tutte le attenzioni che sai dare
E voglio indifferenza semmai mi vorrai ferire
Non basta più il ricordo
Ora voglio il tuo ritorno…
E sarà bellissimo
Perché gioia e dolore han lo stesso sapore
Lo stesso sapore con te
Io Vorrei soltanto che la notte ora velocemente andasse
E tutto ciò che hai di me di colpo non tornasse
E voglio amore e tutte le attenzioni che sai dare
E voglio indifferenza semmai mi vorrai ferire
E voglio indifferenza semmai mi vorrai ferire…
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.PrincessSad.
18:17
martedì, 30 gennaio 2007QUalche tempo fa non sapevo nulla di grafica.ma conoscevo habbo hotel.Habbo hotel è una chat virtuale,dove puoi creare il personaggino,fare la casetta e bla bla bla.Che ossessione.Passavo ore li su.Poi però,mi accorsi che avevo bisogno di qualcos'altro, di qualcosa di mio,ma che tutti potessero evdere...un sito!No un sito ra troppo complicato da creare...meglio un blog.Chiedi qua e chiedi là,il blog l'ho creato.Ma un blog senza grafica che blog era?E cos' la pikkola francesca scopre i template,gli adesivi,i banner e le cose che brillano e piacciono tanto.Riesco(dopo un bel po')a capirci qualcosa e a richiedere un bel template colorato.Il tempo passa e mi stufo delle solite designers.Così,un giorno,stando su habbo incontro qualcuno che di grafica se ne intende,e bene.Veramente ho incontarto tante persone,ma una in particolare mi stava simpatica.Si chiamava middy93,credo,visto che è da un bel po' che non avdo su habbo.Mid (chiamiamola così)mi fa conoscere il suo blog,insieme a altre due sue amiche.Era così bello che non ho resistito.Richiedevo e richiedevo,finchè passo così tanto tempo che le designers erano sempre più brave,io amavo la grafica e abbandonai habbo.Non em ne importava più niente ormai.E così riuscì a coltivare la mia passione.Scaricai tutti i programmi,i font,gli effetti...E tutto ciò che potevo un po'lo chiedevo a middy.E così scoprii che non era middy,ma seta.Seta è un soprannome.Non lo dice mai tutto intero,forse non le piace...ma non è vero,è bello,particolare,nessuno ha quel nome ed è proprio bello per quello.Comunque non lo dico,non gliel'ho chiesto....
*passa un po' di tempo*
Ammetto che abbiamo deciso di creare un forum su habbo....vi ricordate?La chat.Si,ho imparato a fare anche i forum,ma è una storia troppo lunga da raccontare.Comunque ho accettato.Eravamo io seta e isy,il trio.Non amavo più così tanto habbo,ma c'era qualcosa che mi spingeva a fare quel forum,a crearlo...insieme.Ho sempre amato la compagnia.Ovunque le mie amiche mi chiamano,ci sono.Il tempo passa ancora.Cambia tutto.Niente più sbrillucci alle immagini,niente colori...punk dark e cose "tristi",che nel profondo sono anche vere.Siamo brave grafiche e,perchè non aprire un blog?Detto fatto.Brilliantgraphic.Blog quà,designers là eccetera mi accorgo che seta è un po' "strana".Dice che i suoi lavori non vengono apprezzati.Ma che dice?Io che l'ho sempre ammirata,che ho sempre voluto diventare come Seta...Che ne so,magari lei non lo ha mai saputo e pensa che sto solo sparando cazzate.Magari neanche legge....comunque.Andiamo avanti.Ora che ci penso leggete questa storia senza nemmeno sapere com'è seta.Seta è mia amica.Seta si arrabbia spesso,fa l'inkazzata ma tanto poi le passa.A volte,magari senza accorgersene,mi tratta male.Forse è solo una mia sensazione.Ma anche con questo non dico niente,rimango sua amica,e le voglio bene.Seta è anche divertente.In msn ride spesso con la faccina che cade a terra dal ridere.Seta è l'unica persona con cui non ho mai osato "alzare la voce".Mi sono trattenuta,anzi,non l'ho dovuto farr,perchè non ne trovavo il bisogno.Non trovavo il bisogno,la voglia di ARRABBIARMI.seta deve essere speciale,perchè io mi arrabbio con e litigo sempre con tutti.A lei voglio un gran bene.Benissimo.Infinito.E per questo dico una cosa,una frase,semplice ma di senso:
Seta,tvb.Anzi,tvtrpb...x sempre.
Ciao ciao,Fra.
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.PrincessSad.
20:54
lunedì, 29 gennaio 2007by
.PrincessSad.
16:14
lunedì, 29 gennaio 2007cola ti faceva novitàààààààààà!E' da mercoledì che sono a casa malata....E continuo a starnutire XDEttciùùùù
Counque domani torno a scuola e sapete una cosa?Nell'ora di inglese,guarderemo HIGH SCHOOL MUSICAL in lingua madre;-)-->me felicia :-O
Sarà fantastico :°Io le mie friends che canteremo e imiteremo sharpay contro i maski che ci guardano skifati =PUhuahauahuahauhauahau poveri maski tappini-.-Saremo di 4 centimetri più alte di loro-.-
Comunque,sabato mi hanno invitato ad una festa.
Niente di chè.Ma il problema è che sono tutti più grandi di me,e per le femmine è ok perchè mi ritengono pure una della loro cumpa...ma...ci sonoimaskipiùfighidelmiopaeseXD
Anche LUI...brrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr
Ci vado?Non ci vado?Commentiiiiiiiii
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.PrincessSad.
19:46
venerdì, 26 gennaio 2007Partecipate al nuovo contest sulla tristezza organizzato dal blog in cui lavoro!
Per saperne di più e se volete iscrivervi,andate QUI
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.PrincessSad.
15:37
mercoledì, 10 gennaio 2007by
.PrincessSad.
14:29
sabato, 06 gennaio 2007Non riesco a smettere di scrivere...sto ascoltando canzoni di addio...mi viene la depressione:*
"Sento che,questo è,è un addio
non è facile per me,
ma sento che,per me è un addio..."
A volote mi sentò così...vorrei non esistere x non soffrire...Perchè sono amata da chi non cerco,non amata da chi voglio?E certo ke ce ne sono di ragazzi al mondo...Però,nonostante questo vorrei anche essere come le altre persone,che per iloro compleanni anche su internet si fanno i regali,si vogliono bene ...sarà il mio skifo di carattere?Penso di si....anche la mia friends...mi da buca x una cicciona obesa chiamata *******,che mi dà sempre buca!Sapete cosa fa?è invidiosa di me mi parla dietro e dice che io sn chissà chi...allora 1a volta mi sono inkazzata e mentre lei mi diceva che sono solo una vanitosa,le ho risposto:
la tua invidia è la mia forza!
che atto eroico!Mio dio...mi guardavano tutti...poi mi sn seduta e tta inka me seono seduta sul banco...Ma in qst gg tutti stanno con lei quasi tutte...mi sento sempre + ribelle...E MI SONO ACCORTA CHE QUELLE CHE CREDEVO AMICHE SONO SOLO LECCHINE,E SOLO XKè SONO + CORTEGGIATA DI LORO MI DANNO BUCA!
by
.PrincessSad.
14:15
sabato, 06 gennaio 2007Sarà...ma ho prp voglia di innamorarmi**
E de mettere tutti quegli adesivini pucciosi e amorosi...Mi manca l'amore...

:°Stasera devo andare da mio nonno e dal gatto spastiko-.-Davvero il gatto di mio nonno è poco normale *-*Arrivo là...er gatto me fissa*.*me fissa*.*me fissa*.*E a quel punto fa un balzo come x saltarmi addosso e poi me schivaO_OInfatti quando inizia a fissarmi io me nascondo dietro la porta^^
Comunque ora vado ciao spastici
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.PrincessSad.